Partito di Alternativa Comunista

Le stragi e gli orrori: Satman Singh e i massacri del capitale

Le stragi e gli orrori:

Satman Singh e i massacri del capitale

 

 

Nota del Dipartimento sindacale del Pdac

 

 

 

«Un uomo che non dispone di nessun tempo libero, che, per tutta la sua vita, all’infuori delle pause puramente fisiche per dormire e per mangiare e così via, è catturato dal suo lavoro, è meno di una bestia da soma. Egli non è che una macchina per la produzione di ricchezza di altri, è fisicamente spezzato e spiritualmente abbrutito. Eppure, tutta la storia dell’industria moderna dimostra che il capitale, se non gli vengono posti dei freni, lavora senza scrupoli e senza misericordia per precipitare tutta l’umanità a questo livello della più profonda degradazione» (K. Marx, Salario, prezzo e profitto).

 

La lista funebre si allunga. Dopo l’esplosione nella centrale idroelettrica, dopo il crollo della struttura portante in cemento armato del supermercato in fabbricazione, si susseguono - in un crescendo allarmante di orrore – massacri, morti e feriti sul lavoro in tutta Italia.
Non ce l’ha fatta Diallo Bocar, uno degli operai ustionati nell’esplosione dello stabilimento Aluminium di Bolzano, gli altri cinque sono gravissimi e tre versano in pericolo di vita. A Lodi, Pierpaolo Bodini, 18 anni, è morto all’istante, schiacciato da una seminatrice che gli è precipitata addosso. A Mantova è rimasto stritolato dai rulli di una spianatrice per materiale plastico Mirko Schirolli: da cinque anni era interinale con un’agenzia di somministrazione del lavoro. Sono gli operai morti in queste ore, i più recenti di un necrologio che annovera una media di tre morti al giorno sul lavoro in Italia, senza contare tutti gli altri infortuni, alcuni gravissimi e con esiti permanenti. La sequenza aritmetica è talmente coerente nel tempo e nei numeri che non si può parlare di fatalità.

 

I fatti di Latina: la barbarie del capitalismo

Latina (circoscrizione in cui è stata eletta la Meloni): è morto Satnam Singh, arto superiore amputato e collocato in una cassetta per la frutta, arti inferiori fratturati, maciullato da un macchinario agricolo; era un operaio precario senza diritti civili né lavorativi. Il padrone ne ha impedito i soccorsi per due ore, lo ha introdotto agonizzante in un pulmino da caporalato e lo ha scaricato presso l’abitazione. A fronte di questi fatti e omissioni dobbiamo anche udire la protervia delle dichiarazioni dell’imprenditore agricolo che gli addossa la colpa dell’accaduto.
Questi comportamenti bestiali non sono frutto di pazzia degli imprenditori. Rappresentano la certezza dell’impunità di fronte a ogni loro crimine: nessuna conseguenza dal fronte sindacale, nessuna conseguenza sul piano giudiziario, nessuna conseguenza sul piano amministrativo. I padroni la faranno sempre franca, finché saranno loro al potere: ne sono consapevoli e questo scatena ogni bestialità nei loro comportamenti.
La legge 81/08 resta sulla carta e, in modo strumentale, viene distorta per addossare al lavoratore la responsabilità della sua incolumità.
I mezzi di informazione sbavano di servilismo padronale. Il governo rilascia dichiarazioni di circostanza, che sono sempre uguali negli anni, qualunque sia il colore dei governi; la Schlein per il Pd rilascia dichiarazioni al corteo a Latina che aggirano lo scontro fra classe operaia e sfruttatori per cianciare senza pudore di abolire le misure della Bossi-Fini (che il suo stesso partito ha sempre confermato quand’era al governo).
Le reti tv fanno blaterare i Procuratori della Repubblica che ripetono il mantra dell’omertà perché nessun lavoratore denuncia le condizioni di sfruttamento. I funzionari sindacali, invece di aprire un’autocritica per le sconfitte che hanno procurato ai lavoratori, farneticano di maggiori controlli degli ispettori del lavoro (che puntualmente non arrivano mai). L’unica cosa che viene omessa dai giornalisti genuflessi ai padroni è lo sfruttamento dei lavoratori.
Anche per Satman Singh: neanche uno sciopero generale nazionale proporzionato all’orrore accaduto.

 

Il dramma del caporalato

I lavoratori delle campagne non possono neanche mostrarsi in volto. Non hanno diritti civili, non votano. Non hanno diritti salariali né normativi, sotto il ricatto occupazionale cui sacrificano la salute e la vita, con orari di lavoro estenuanti e paghe oltraggiose. Se protestano sono licenziati, a volte percossi.
Il caporalato risponde all’esigenza di precarizzare la manodopera con una selezione individuale: i più remissivi sono i più ricattabili e sono scelti questi, a comodo del padrone. Il caporalato è solo una rudimentale agenzia interinale, si interpone come mediatore fra il lavoratore costretto a vendere la propria forza-lavoro per pochi spiccioli e il padrone. Quest’ultimo sfrutta il lavoratore sia in modo diretto, con il sovraccarico orario a fronte di paghe miserrime; che in modo indiretto, con l’assenza di ogni precauzione organizzativa per la sua incolumità.
In Italia la maggioranza dei lavoratori è precaria. Il precariato rende i lavoratori ricattabili. Gli imprenditori stanno avendo mano libera verso la precarizzazione completa del lavoro salariato. Hanno introdotto le agenzie di somministrazione, le false cooperative e il sistema dei subappalti a cascata: questi, con la truffa del massimo ribasso, scaricano sul lavoratore tutti i rischi e convogliano all’imprenditore tutti i lucri dello sfruttamento.

 

È uno scenario di guerra. Non basta l’indignazione

Alla guerra imposta dal padronato non si va col fiorellino in mano. Le direzioni del movimento operaio devono promuovere e organizzare le lotte per tutelare gli interessi dei lavoratori. Le massime cariche sindacali fanno orecchie da mercante, faranno ricorso ai soliti espedienti perditempo: i tavoli concertativi, le adunate presso le sedi istituzionali, le ciarle davanti alla base in sommossa. Non proclameranno scioperi significativi né per durata né per estensione territoriale e categoriale.
È compito della base lavoratrice lottare per tutti i lavoratori, sia quelli con i contratti, pur miseri e insufficienti, sia per i lavoratori del mondo agroalimentare e zootecnico, privi di un viso e un nome, figuriamoci dei diritti. Occorre allontanare gli usurpatori delle cariche sindacali, occorre impossessarsi del sindacato e sottrarlo alle direzioni collaborazioniste e traditrici, è una lotta che interessa tutti. Dobbiamo fare fronte unico di classe e, al contempo, costruire la direzione politica rivoluzionaria necessaria per abbattere la barbarie del sistema capitalistico.

 

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